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Archivi tag: curiosità

Nasce la ‘Via del cioccolato’, itinerari dall’Umbria al Messico

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cioccolato

Un viaggio in Europa e nel mondo su una strada lastricata di cioccolato. È nata in Umbria la ‘Via del Cioccolato – The Chocolate Way’, un progetto lanciato dalla Camera di commercio di Perugia che mette insieme Spagna, Belgio, Francia, Inghilterra e presto anche il Messico, partendo però da realtà italiane, Perugia e Terni innanzi tutto, e poi Torino, Cuneo e Ragusa.
I soci europei sono L’Asociaciacion de Fabricantes de Turraan e Derivados y Chocolate de la Comunidad Valenciana in Spagna, la Route Belge du Chocolat in Belgio, la Seventy % in Gran Bretagna e la Route francaise du Chocolate in Francia.
Gli itinerari della ‘Via del Cioccolato’ si snoderanno, con partenza dall’Italia, attraverso questi quattro Paesi del Vecchio Continente e in futuro anche in Messico in un percorso che toccherà territori dove la produzione storica artigianale di qualità è una tradizione consolidata.

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Nasce ‘CheWifi!’, la mappa del wireless italiano

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Debutta la mappa del wi-fi italiano. All’indomani della notizia della liberalizzazione della rete senza fili anche in Italia, si presenta ‘CheWifi!’, un database creato da CheFuturo!, il sito-blog edito da CheBanca!, la banca retail del gruppo Mediobanca. Sul database, racconta Il Sole 24 Ore, sono raccolte tutte le porte di accesso senza fili alla rete sul territorio del nostro Paese; uno strumento d’eccezione, quindi, sia per i turisti sia per chiunque abbia bisogno di un collegamento lontano da casa.
Fino a oggi sono stati segnalati circa 24mila hotspot, 10mila dei quali sono già stati verificati e inseriti nel database. Un dato sorprendente, soprattutto se confrontato con le statistiche ufficiali disponibili in precedenza, che assegnavano all’Italia non più di 3mila punti di collegamento wireless. Gli utenti interessati potranno scaricare la nuova app di CheFuturo!, che darà accesso all’intero database e segnalerà gli hotspot disponibili più vicini a chi si connette.

Pinguini a Torino: arrivano in Italia le spiagge urbane

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Bolder Beach - Torino spiaggia in città

Miracolo in città: c’è il mare sotto casa. Dopo Parigi, che ha lanciato anni fa per prima l’idea della Paris Plage sulla Senna, una serie di grandi capitali europee hanno seguito a ruota. Ed ora arrivano anche le mete italiane: Firenze apre ‘Easy leaving’, la spiaggia urbana lungo l’Arno, Milano il ‘Gardaland Waterpark’ in zona San Siro, Roma il ‘Villa Bau Village’ sulle rive del Tevere… Torino vuole esagerare e propone ‘Bolder Beach’ a 20 minuti dal centro, nel parco Zoom di Cumiana: richiama la spiaggia di Cape Town, con tanto di ombrelloni in paglia, rocce levigate e persino i pinguini.
Le spiagge urbane sono diventate il vero fenomeno del nuovo millennio: le ‘città sull’acqua’ fin da tempi immemori hanno utilizzato il polmone costituito dai fiumi o dai canali per il refrigerio estivo, ma da qualche anno la tendenza è diventata creare delle vere e  proprie oasi attrezzate con tutti i confort da spiaggia. E il successo non si è fatto attendere: Paris Plage, la prima ad essere nata, registra 3 milioni di persone a stagione, Berlino ha il più grande lungofiume attrezzato d’Europa e Amsterdam poco meno.
Forse le spiagge delle Riviere italiane possono iniziare a temere la concorrenza?

Creme solari sì o no?

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sole, mare, estate

Che la meta sia il mare, la montagna o un Paese tropicale pare sia sempre più necessario proteggere la pelle con creme solari ad alto fattore di protezione. In merito a questo, esistono due correnti di pensiero: c’è chi considera quella di prendere il sole una cattiva abitudine e c’è chi gli attribuisce proprietà necessarie all’uomo, basta che lo si tratti con rispetto.
Gli estimatori delle creme si fanno forti di alcune ricerche che affermano l’aumentare dei casi di melanoma, tumore della pelle causato dai raggi solari, il cui rischio verrebbe ridotto dall’utilizzo di alti fattori protettivi. Infatti, afferma la ricerca pubblicata dal Journal of American Academy of Dermatology, più alto è il fattore di protezione più si è protetti dai raggi nocivi. Della stessa idea è anche lo studio finanziato da Neutrogena e Johnson&Johnson, che suggerisce l’utilizzo di creme con SPF di almeno 70. Sull’altra sponda del fiume c’è chi dice che esporsi al sole non solo fa bene, ma è necessario in quanto stimola la produzione di vitamina D, a cui recenti studi attribuiscono una rilevante azione preventiva antitumorale e antimetastatica. Negli USA è stato calcolato che la mancanza di esposizione al sole abbia provocato oltre 50.000 casi di cancro e spalmarsi creme ad alta protezione inibisce la produzione di questa importante vitamina, necessaria per combattere anche osteoporosi, depressione e problemi vascolari. C’è poi il discorso delle eventuali sostanze nocive contenute nelle creme, ma partiamo dai dati di fatto.
Sulla Terra giungono diversi tipi di radiazioni solari: alcune di esse si presentano sotto forma di luce, mentre altre sono rappresentate da raggi infrarossi e raggi ultravioletti. Di questi ultimi ne esistono di tre tipi: raggi UVA, UVB e UVC, i primi due tipi sono responsabili dell’abbronzatura ed agiscono stimolando la produzione di melanina. I raggi UVA, che non si limitano a colpire l’epidermide ma penetrano più profondamente, sono responsabili dell’invecchiamento cutaneo, ma non sono i più dannosi. Pare infatti che siano le radiazioni UVB ad alterare il DNA cellulare, favorendo la formazione di tumori della pelle.
Per questi motivi si dice sia necessario utilizzare creme in base al proprio fototipo:

  • Fototipo 1: carnagione particolarmente chiara; molto spesso la loro pelle è caratterizzata dalla presenza di efelidi, il colore degli occhi è il più delle volte chiaro e frequentemente hanno capelli biondi o rossi.
  • Fototipo 2: carnagione chiara con frequente presenza di efelidi; i capelli sono spesso di colore biondo scuro o castano chiaro. Il colore degli occhi può invece essere chiaro o scuro. La loro abbronzatura non è mai particolarmente appariscente.
  • Fototipo 3: è il fototipo più frequente in occidente. La carnagione di questi soggetti è bruno-chiara; i capelli sono castani, mentre gli occhi possono essere sia chiari che scuri. Le scottature solari in questi soggetti sono meno frequenti e l’abbronzatura di questi soggetti è piuttosto marcata e omogenea.
  • Fototipo 4: carnagione è olivastra o piuttosto scura. I capelli sono neri o castano-scuri. Il colore degli occhi è scuro. La pelle dei soggetti appartenenti al fototipo 4 è scarsamente sensibile alle radiazioni solari, anche nel caso di esposizioni prolungate.
  • Fototipo 5: carnagione bruno-olivastra. I capelli sono di colore nero e gli occhi sono di colore scuro. L’esposizione anche prolungata al sole non provoca particolari reazioni.
  • Fototipo 6: i soggetti di questo fototipo hanno carnagione e capelli di colore nero. Gli occhi sono di colore scuro. La colorazione della loro pelle non muta, anche nel caso di prolungate esposizioni alle radiazioni solari.

In base al fototipo cui si appartiene è necessario scegliere la crema con il filtro solare più adatto. Ne esistono di due categorie: filtri chimici e filtri fisici. I primi impediscono alle radiazioni di penetrare nella pelle proteggendola dai raggi UVB, e sono contenuti nella maggior parte dei prodotti. I filtri fisici invece agiscono riflettendo le radiazioni solari e sono contenuti nelle creme che lasciano sulla pelle una sottile patina di colore bianco, generalmente utilizzati nei prodotti per bambini o per la protezione delle labbra.
Le creme solari sono sottoposte ad una specifica legislazione, che prevede una lista di sostanze ammesse, le concentrazioni e le avvertenze. Dato per assodato che se un prodotto è in commercio è perché rientra nei parametri legislativi ammessi, bisogna dire che tra i filtri chimici ci sono quelli positivi e quelli negativi.

Filtri chimici POSITIVI

  • butyl methoxydibenzoylmethane (nome commerciale parsol): uno dei più utilizzati ed efficaci per raggi UVA e in parte UVB, potrebbe però essere instabile
  • ethylhexyl methoxycinnamate: efficace per gli UVB, adatto a pelli sensibili. Non è però utilizzabile da solo perché non garantisce un’ampia copertura
  • terephthalylidene dicamphor sulfonic acid, (nome commerciale mexoryl mx): è molto efficace per gli UVA e in parte UVB, non penetra nella pelle.

Filtri chimici NEGATIVI

  • benzophenone-3: è sospettato di penetrare attraverso la cute e potrebbe provocare allergie o problemi ormonali
  • methylbenzylidencamphor: alcuni studi hanno dimostrato alterazioni della tiroide sulle cavie, è stato trovato in tracce nelle urine quindi penetra nella pelle. Può anche dare reazioni allergiche
  • paraaminobenzoico acid (PABA): molto utilizzato in passato, efficace in particolare per i raggi UVB. Potrebbe provocare sensibilizzazione e reazioni allergiche. Inoltre, alcuni studi hanno dimostrato che ha effetti estrogenici. Per questi motivi, il comitato scientifico della Commissione Europea che si occupa della sicurezza dei cosmetici ha deciso che non può più essere utilizzato come filtro.

In alcuni prodotti vengono aggiunti anche altri minerali come filtri fisici, come l’ossido di zinco (zinc oxide) o il talco (talc): non sono necessari e da soli non possono garantire una protezione accettabile.
Una recente ricerca condotta dalla Missouri University of Science and Tecnology, tuttavia, afferma che l’ossido di zinco può aumentare il rischio di sviluppare il cancro della pelle. Sembra che esponendosi al sole, dopo essersi spalmati una crema con questa sostanza, si inneschi una processo chimico che induce l’ossido di zinco a produrre radicali liberi, che a loro volta si legano ad altre molecole andandone a danneggiare il DNA. Inoltre più l’ossido di zinco viene esposto alla luce solare (sulla nostra pelle) più aumenta il potenziale pericolo. I ricercatori affermano che lo studio è solo all’inizio e che non è il caso di allarmarsi, ma per ora i risultati sono tutt’altro che confortanti.

Oltre ai filtri le creme solari, e i cosmetici in generale, contengono eccipientiche possono creare problemi all’organismo. Le classi a cui appartengono queste sostanze, assenti nei prodotti certificati Bio, sono:

  • Derivati del petrolio: grassi minerali derivati da petrolio come la vasellina. Vengono utilizzati come emulsionanti e per aumentare la permeabilità della pelle, ottenendo che l’organismo assorba più rapidamente eventuali componenti tossici. In Bio cosmesi viene invece utilizzata la lanolina
  • Tensioattivi etossilati: svolgono azione lavante e sono riconoscibili dal suffisso -eth. Queste sostanze subiscono il processo di etossilazione, che può provocare la formazione di particelle riconosciute come cancerogene
  • Siliconi: riconoscibili con il suffisso -one e -xane, sono sostanze sintetizzate chimicamente utilizzate nelle creme solari per renderle idrorepellenti. Il Dimethicone, che si trova in molti prodotti, è un agente cancerogeno
  • Polimeri sintetici: derivati dal petrolio, vengono usati per ottenere la giusta consistenza. Riconoscibili dai prefissi acryl e polymer
  • Conservanti: possono provocare dermatiti da contatto e sono potenzialmente tossici
  • Antiossidanti: il Butilidrossianisolo (BHA) metabolizzato dal metabolismo, secondo la Commissione Europea, diventa cancerogeno
  • Coloranti: irritanti della pelle e potenzialmente tossici. Sono riconoscibili dalla sigla CI seguita da un numero a più cifre
  • Profumi sintetici: indicati in etichetta come Parfum. Se sono di origine chimica, come spesso accade, possono causare allergie e sensibilizzazioni
  • MEA, DEA, TEA: queste sigle indicano Mono-, Di- e Tri-etanolamina. Si tratta di sostanze regolatrici del PH sono state riconosciute come altamente irritanti e possibili cancerogeni. Possono infatti reagire con altri composti e generare nitrosammine, che sono sostanze dichiarate cancerogene.

In definitiva, come spesso accade, l’unico modo per proteggersi dagli effetti nocivi del sole è utilizzare il buon senso. Non prendere il sole durante le ore più calde, evitare lunghe esposizioni e i soggetti più sensibili è bene che si coprano con indumenti leggeri di cotone. Volendo utilizzare una crema è bene sceglierla con oculatezza tra quelle che contengono sostanze di origine naturale con proprietà schermanti e idratanti come, ad esempio, la macadamia, l’olio di sesamo, l’aloe vera, la cera d’api e il burro di karitè, per realizzare un prodotto in casa economico e, soprattutto, non tossico.

Burro solare da realizzare in casa

  • Ingredienti: burro di Karitè grezzo bio 80 g, amido di mais 15 g, olio di riso addizionato di Vit. E 15 g, olio di Jojoba bio 10 g, olio extra vergine di oliva non filtrato 15 g, lecitina di soia da pasticceria 20 g, olio essenzialeLavanda 5 gocce, olio essenziale Geranio rosato 2 gocce
  • Mescolare con cura gli ingredienti, ad esclusione del burro di karitè e gli oli essenziali. Metterli in un recipiente a bagnomaria, senza far bollire e a fiamma bassa, aggiungendo il burro mescolando bene finché non si è completamente fuso e tutti gli ingredienti sono ben amalgamati. Mettere il tutto in un barattolo aperto per lasciare intiepidire il composto. Una volta tiepido, versare gli oli essenziali e mescolare bene. Tappare e lasciate raffreddare. Da conservare al fresco per massimo 3 mesi.

Fonte: latitudeslife.com | Federica Giuliani

Cene nei musei italiani, Firenze prepara il tariffario

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Galleria Uffizi - Firenze

Monumenti e musei in affitto per cene, aperitivi e eventi aziendali. È l’ultima tendenza, anzi il nuovo business che ruota attorno alla grande arte italiana, in particolare quella fiorentina. Dopo la cena-evento organizzata dalla Ferrari, che per l’occasione ha fatto blindare e vietare il passaggio dei turisti sul Ponte Vecchio, il Comune di Firenze avrebbe deciso di aprire altri monumenti per appuntamenti mondani e di pubblicare un vero e proprio tariffario per gli affitti.
Ne avrebbe uno pronto la soprintendente del Polo museale fiorentino, Cristina Acidini, che ricorda anche le polemiche come quelle seguite alla sfilata di Stefano Ricci agli Uffizi, con cornice di guerrieri masai (costo 130 mila euro), o sull’affitto per un matrimonio indiano extralusso del Cortile dell’Ammannati a Palazzo Pitti (40 mila euro).
Un fenomeno che sta interessando le grandi città d’arte della Penisola, ma che viene trattato ancora con circospezione. “Prima vogliamo capire bene quali siano le richieste più congrue con la nobiltà dei vari luoghi – spiega al quotidiano la soprintendente del Polo museale di Venezia, Giovanna Damiani -. Le concessioni sono attorno ai 15mila euro al mese per il Museo archeologico di piazza San Marco, 1.000 per concerti a Palazzo Grimani, e presto toccherà al cortile della Ca’ d’Oro, sul Canal Grande”.
Intanto, in Sicilia, è il tempio di Segesta a salire agli onori della cronaca per una cena da 5mila euro di un gruppo di ricchi americani dentro il tempio di se gesta. “D’ora in poi – dice l’assessore regionale ai Beni culturali Maria Rita Sgarlata, secondo Repubblica – saranno permessi solo eventi adeguati al valore culturale dei siti”.

Castello vendesi

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Castello di Bran - Transilvania - Dracula

Il prezzo di vendita, un vertiginoso 140 milioni di dollari, è il secondo prezzo più alto mai chiesto per una residenza privata dopo la villa di Randolph Hearst a Beverly Hill, messa sul mercato per 165 milioni. Lo dice la rivista americana Forbes.
Si tratta si un castello, ma non è uno qualsiasi. E il proprietario, che spera di trovare un acquirente con le tasche molto profonde, non è un proprietario qualsiasi. L’immobile è il Castello di Bran, in Transilvania, e il proprietario è l’Arciduca Dominic Habsburg, nipote della Regina Maria di Romania, a sua volta nipote della Regina Vittoria d’Inghilterra.
Bran è il classico castello da favola: massiccio, appollaiato su una roccia imponente prospiciente la gola di Bran, nei secoli la frontiera tra la Valacchia e la Transilvania. Costruito nel 14° secolo come baluardo contro gli Ottomani, negli anni ’20 il castello divenne la residenza della famiglia reale. Torrette, logge, stanze e scale segrete tutti in vendita, ma solo per chi “tratterà il castello e la sua storia con il dovuto rispetto”, avverte l’Arciduca.
Sono in pochi a conoscere il castello con il suo vero nome, perché per tutti è il Castello di Dracula, quel Vlad Dracul l’Impalatore reso famoso da Bram Stoker. E anche se lo scrittore irlandese del libro gotico più venduto di tutti i tempi non mise mai piedi in Romania, ha descritto a pennello nel suo romanzo il Castello di Bran. Poco importa se Dracula non ci ha mai messo piede, anche se qualche storico insiste a dire che il Conte abbia passato almeno una notte nel castello. Nell’immaginario collettivo questo è il castello del Conte Dracula è anche il sito più visitato della Romania.
Chissà se ci sarà un Paperone pronto a mettere le mani in tasca. Non per comprarsi la seconda casa, ma perché, con 650.000 visitatori ogni anno, il botteghino del castello registra un utile di 2,5 milioni di euro. Un bel business per una bella favola!

L’inventore di PayPal annuncia il treno da 1.300 km orari: la fotogallery

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Ha rivoluzionato il mondo del pagamenti online con PayPal, ha cavalcato l’onda delle auto elettriche con la sua casa di produzione Tesla e ora si prepara a dare una svolta al trasporto su rotaia.
L’imprenditore Elon Musk si prepara ad annunciare, il prossimo 12 agosto, i dettagli di Hyperloop, il treno che dovrebbe essere in grado di raggiungere l’incredibile velocità di 1.300 chilometri all’ora.
Per ora, le anticipazioni sono ancora poche. Ma la fantasia degli internauti si è già scatenata, andando a caccia di vecchi progetti. Uno di questi sarebbe stato progettato in passato da Et3, che avrebbe sviluppato un sistema simile alla posta pneumatica, con passeggeri ‘sparati’ in un tubo a 1.100 chilometri orari. Pura fantascienza? Per quanto riguarda Et3 probabilmente sì, visto che l’idea si è fermata solo ad alcuni rendering.
Il destino del progetto di Musk, invece, potrebbe essere diverso. Manca meno di un mese per saperlo.